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11月4日 Discussione su Influenza A:sorella 18enne denuncia - Cronaca - Notizie - MSN Italia
Citazione
8月28日 Essere o non essere...La gente ti vede per quello che HAI, per quello
che fai.
E' disposta a temerti, ad adorarti, a disprezzarti, a invidiarti e persino a odiarti.
Ma non riesce a vedere quello che SEI. Non vuole, o non sa vedere la tua anima, il tuo
cuore, il tuo spirito. E quando lo fa, non è
detto che gl'importi.
Perchè? Perchè nessuno di essi ha un'anima, un cuore o uno spirito.
La maggior parte della gente, anche TU che leggi, vive sotto il dominio dell'avere e del
fare. Schiava di emozioni come invidia e paura.
L'essere esiste solo per pochi. Per molti l'essere non conta, perchè molti "non-sono".
E allora sorella, quando trovi una persona che ti vede per quella che sei, e nonostante questo
ti ama, e allora fratello, quando incontri
qualcuno a cui piaci per come SEI e non per
quello che hai, o per ciò che fai, beh,
tienitela stretta, e amala, amala con tutto
quello che puoi. 6月30日 You Are Not AloneMichael Jackson - History - Past, Present And Future Book 1 (Cd 2) (1995) You Are Not Alone
4月11日 I GRANDI DELLA STORIA: NAPOLEONE BUONAPARTE. IL PRIMO ITALIANO A FARE L'ITALIA?Il 2 marzo del 1796 un piccolo esercito francese varcò le Alpi. Non lo sapevano, ma stavano segnando l'inizio di una serie di eventi che, tra le altre cose, avrebbero portato al Risorgimento italiano. Al comando di quell'esercito, vi era un giovane generale corso, di origine toscana. Grandi speranze e grandissime ambizioni nel suo sguardo che si posava ora sulla penisola italica. Forse non lo sapeva, ma avrebbe cambiato la storia dell'Europa e quindi forse del mondo. Rispondeva al nome di Napoleone Bonaparte.
Il suo esercito avrebbe dovuto effettuare una manovra diversiva, nell'ambito del conflitto franco-austriaco, il cui teatro principale sarebbe dovuta essere la Germania. E invece non solo conquisterà l'Italia, ma diverrà il protagonista principale di quella guerra, giungendo fino al cuore dell'Austria e imponendole la pace. Dall'Italia inizierà la sua ascesa, che culminerà con l'incoronazione a Imperatore. Lui che nobile non era, il castigatore dei re, colui che aveva spodestato i sovrani di mezza Europa, l'uomo più odiato e avversato dalle famiglie reali dell'epoca, che aveva esportato sulle baionette le idee della rivoluzione francese, diveniva esso stesso sovrano. Gliela fecero pagare, non v'è dubbio. Ma vendette cara la pelle, rientrando persino da un esilio tra le acclamazioni della folla. Gliela fecero pagare, e c'era da aspettarselo. Ma ci volle un'alleanza poderosa come quella anglo-prusso-austro-russa, per averne ragione. Ci volle uno sciagurato naufragio tra le nevi russe, più che l'abilità o la forza del nemico. Ma quello che fece, lasciò il segno. Un segno che avrebbe portato le vecchie monarchie "per grazia di Dio" sancite, antidemocratiche, alla definitiva caduta. Aveva esportato, con le baionette, la coscienza di classe, il sentimento di appartenenza a una nazione, il senso del sociale e della partecipazione alla cosa pubblica. Aveva riunito, per la prima volta dopo secoli di frammentazione, l'Italia sotto il suo super-regno (il figliastro Eugenio a nord, Murat a sud, sorelle e rispettivi coniugi nel tosco-emiliano...). La consapevolezza che nessun sovrano può disporre della vita dei sudditi come fossero merce, a suo piacimento. La consapevolezza di diritti e di doveri del cittadino. Aveva costruito, soprattutto in Italia, quelle che ancora non erano definite "infrastrutture": strade, ponti, passi montani. Posto fine all'incomunicabilità dovuta all'isolamento atavico che affliggeva le popolazioni italiane, permesso così la libera circolazione di idee e persone. Aveva spazzato via, insomma, vecchiume e anacronismi. Aveva, esportato l'illuminismo, portandone la luce anche là dove forti erano le tenebre dei tabù morali e religiosi. Gliela fecero pagare, ma nessuno di essi è stato grande quanto lui, nessuno di essi ha fatto la storia come lui. Morì in esilio confinato su un'isola sperduta nel mezzo dell'Oceano, seguito da pochi fedelissimi. La sua tomba si trova a Parigi, presso la chiesa di Saint Louis des Invalides.
Sia chiaro, non conquistò l'Italia per esserne un benefattore. Per quanto abbia sempre avuto per il Paese un occhio di riguardo, essendo lui stesso di origini italiane, per quanto legato all'Italia, dove iniziò la sua ascesa, spesso egli dimostrò di trattare la penisola come un mero territorio di conquista coloniale. Basta pensare alla drammatica emorragia di opere d'arte scippate alle città italiane e portate in Francia. Tuttavia, sarebbe sbagliato fermarsi a questo, senza riconoscere le eredità positive lasciate all'Italia. Lasciti che, come già detto, furono la premessa della formazione dell'Italia come stato nazionale.
Alla notizia della sua morte, la sensibilità di Alessandro Manzoni diede vita ad una struggente e famosissima poesia:
3月4日 Josè Mourinho: un uomo, un mito. Conferenza stampa prostituzione intellettuale, juventus milan roma campagna stampa manipolazione opinione pubblica balotelliE' assolutamente vero: il calcio non è una delle cose importanti nella vita. Ci sono cose ben più serie, specie in un momento come questo, dove la crisi economica paventa dimensioni planetarie e imprevedibili.
Ma, altrettanto vero, si tratta di fenomeno sociale che non può essere sottovalutato, poichè, dicono, "di non solo pane vive l'uomo". E allora non si può sottovalutare un fenomeno che polarizza le passioni del popolo e attorno al quale ruotano interessi (più o meno chiari), affari (più o meno limpidi), stipendi (più o meno esagerati), e posti di lavoro di ogni ordine e grado.
Si muovono passioni, emozioni, sentimenti attorno al pallone. E quindi nel pallone si rispecchiano come proiezioni di quelle che sono le spinte, le pulsioni, i movimenti dell'anima di quella categoria di persone definite col termine di "tifosi".
Non è un fenomeno avulso dal resto del tessuto sociale: ne è inserito, ne fa parte, ne è espressione e spesso ne costituisce una forza portante.
E così come, ahinoi, la nostra società, anche il calcio deve necessariamente presentare fenomeni di disonestà. Risultato: Calciopoli.
Dopo Calciopoli è venuta fuori una squadra egemone, l'Inter, che si era dimostrata immune al marcio che dominava il mondo del calcio italico.
Oggi, a pochi anni di distanza da quello scandalo, assistiamo al ritorno del "vecchio che avanza".
Fuoco incrociato sull'Inter quindi, da parte del vecchio gotha calcistico con la connivenza degli organi di informazione.
Ma all'Inter c'è un allenatore che, l'aveva detto lui, non è un pirla. E che le cose non le manda a dire.
Leggete un po' il contenuto della sua conferenza stampa di ieri:
(dal sito ufficiale www.inter.it):
Mourinho: la partita contro la Sampdoria sarà un'occasione per tornare ad utilizzare il vecchio modulo?
"Preferisco non rispondere, la partita di domani sarà semplicemente un'occasione per fare un risultato che possa portare l'Inter in finale. Abbiamo detto dal primo giorno che è una competizione che sembrava essere poco rispettata in Italia, ma noi l'abbiamo sempre rispettata e abbiamo sempre giocato in modo serio e siamo arrivati in semifinale. Ora abbiamo una partita difficile contro una squadra che sicuramente vorrà fare lo stesso. Sarà importante giocare la gara con responsabilità, ma non dico con che modulo o sistema scenderemo in campo. Preferisco fare una conferenza stampa in stile Medioevo perché ho capito di essere troppo avanti , troppo bravo e devo ritornare indietro... ". In che senso 'troppo avanti'? "Andiamo al sì o no, al politicamente corretto, ritorniamo al Medioevo... ". Le hanno dato fastidio le dichiarazioni di Claudio Ranieri secondo il quale, Mourinho non ammette mai quando l'arbitro sbaglia a favore della sua squadra? "Voi avete il mio permesso di chiedere a Claudio Ranieri cosa voleva dirmi stamattina quando mi ha chiamato al telefono". L'ha chiamata Ranieri? "Sì, chiedeteglielo nella prossima conferenza stampa, dopo la partita, stasera... ". Ha risposto alla telefonata? "Se mi chiedete questo, significa che non mi conoscete a fondo, nonostante siate tutte le settimane qui". Carlo Ancelotti ha dichiarato che lui non dice mai quello che pensa perchè il calcio non è abituato alla verità, Mourinho invece la verità la dice sempre. Crede di poter cambiare il mondo del calcio? "Non so se sono io a far bene o male, non voglio andare su questo argomento. A me non piace la prostituzione intellettuale. Non mi piace, no. Mi piacciono l'onestà intellettuale, il resto dipende dal vostro giudizio. Io, però, sono sempre uguale a me stesso e mi sembra che negli ultimi giorni ci sia stata una grandissima manipolazione intellettuale e grandissimo lavoro organizzato per manipolare l'opinione pubblica e questo, secondo me, è un'operazione fantastica di un mondo che non è il mio, che lo sarà fino a quando lavorerò nel calcio, ma che davvero non è il mio mondo. Però questa manipolazione è stata un successo: negli ultimi due giorni, infatti, non si è parlato d'altro. Non si è parlato di una Roma con grandissimi giocatori, con tanti giocatori che io volevo avere con me, e che finirà la stagione con zero titoli. Non si è parlato di un Milan che finirà la stagione con zero titoli e con giocatori che hanno una cultura vincente e tutto ciò di cui una squadra ha bisogno. E non si è parlato di una Juve che ha conquistato tanti punti, ma tanti di questi con errori arbitrali. Come si dice che Ranieri e Spalletti sono uno al fianco dell'altro, allo stesso modo io sono a fianco di Zenga, Del Neri e Prandelli perché tutti e tre hanno perso tre punti giocando contro la Juve. E sono anche al fianco di Marino e Novellino, che il prossimo fine settimana dovranno giocare contro la Juventus. Se io fossi in Novellino o Marino adesso, forse sarebbe meglio non giocare o giocare con la seconda squadra. Davvero, sarebbe meglio non giocare o farlo con i ragazzi della Primavera. E chissà forse anche per l'Inter è meglio non andare a giocare domani o la prossima settimana, perché sta per arrivare il giorno dello scandalo... Perché chi parla in certi modi del rigore di Balotelli, della partita contro la Roma... : questa è manipolazione intellettuale. È un gioco che io non voglio giocare. Forse questa è l'ultima volta che parlo in questo modo, mancano 91 giorni per dire a tutta l'Italia 'arrivederci, buone vacanze'. Andrò in vacanza e, per un mese e mezzo, non parlerò. Mancano 91 giorni e penso che, nonostante la mia personalità, sarò capace per 91 giorni di fare le conferenze stampa come quelle del Medioevo, ma prima voglio chiedervi una cosa: non capisco perché io sono bravo a parlare, se io parlo alla stampa solo perchè devo farlo, perché c'è un contratto. Sono qui con voi perchè mi dicono che devo farlo, dopo ogni partita io parlo con i giornalisti perché mi dicono che per contratto devo farlo. Ranieri e Spalletti, invece, sono sempre ospiti nei programmi serali. Ogni volta che arrivo nello spogliatoio e accendo la tv li vedo. Sempre. Spalletti parla prima della partita, all'intervallo, dopo la partita. Parla con uno, parla con l'altro, è amico di Ilaria (ndr.: D'Amico), è amico di Mauro, è amico di tutti. E io sarei quello bravo a parlare? Io sono bravo perché mi dicono che devo, per forza, parlare. Se l'ufficio stampa dell'Inter mi dicesse di non parlare alla stampa per due mesi, per me sarebbe fantastico. E io sarei bravo? Io che non parlo alla stampa e c'è qualcuno che, forse, paga per parlare. Io rifuto. Rifiuto chi vuole pagarmi per un'intervista. C'è chi mi offre del denaro per rilasciare un'intervista, ma io non sono bravo... È il mio lavoro, mi pagano per fare questo lavoro, ho un contratto con l'Inter e l'Inter ha un contratto con i media e come allenatore di questa squadra parlo, devo farlo. Quante volte ho rifiutato di rilasciare un'intervista a Sky? Tutti i giorni. Tutti i giorni l'ufficio stampa mi chiede d'ncontrare i giornalisti di Sky, del Corriere della Sera o della Gazzetta dello Sport. E io dico sempre 'no'. E io sarei bravo? Io non manipolo l'opinione e non ho mai partecipato come ospite a una trasmissione serale. Io non sono il campione delle trasmissioni, sicuramente non sono io. Però va bene, non si parla del Milan con 12 punti di meno in classifica. Non si parla della Roma con il miglior centrocampo d'Italia che arriverà alla fine della stagione con zero titoli. E non si parla della Juve, del rigore che c'era per un fallo di mano nella partita contro il Catania e anche a Palermo con Marchisio o del fuorigioco nell'ultima partita contro il Napoli. Non si parla di niente. Di che si parla? Di Mario Balotelli, che parte in azione da fuori area, va dentro fra tre avversari. C'era il rigore. Se vogliono dire che il rigore c'era, lo dicano, ma se vogliono dire che non c'era, che almeno lo dicano con qualche dubbio. Okay, loro sono insieme, al fianco l'uno dell'altro. Allora io sono al fianco di Zenga, Prandelli, Del Neri, Novellino e Marino. Sono al fianco di tutti loro. L'unica partita nella quale l'Inter ha conquistato i tre punti, favorita da un errore arbitrale, è stato nella trasferta a Siena dove, dopo la gara, l'allenatore dell'Inter è andata in conferenza stampa e ha detto che la sua squadra aveva conquistato i due punti con un errore arbitrale. Il giorno dopo c'è stato un altro allenatore, che pare guardi ogni cosa che fa Mourinho, e in quel giorno una squadra ha vinto tre punti a Bergamo aiutata da un errore dell'arbitro. E per la prima volta questo allenatore, a cui piace tanto guardare Mourinho, ha deciso di dire 'okay, era fuorigioco, la mia squadra bianca e nera non doveva vincere questa partita'. Grazie, a domani". José Mourinho si alza, saluta i giornalisti, spiega che in Tim Cup giocheranno quasi tutti i convocati con Francesco Toldo in porta ("riconoscimento per il rinnovo contrattuale"), perché gli infortuni tengono a Milano molti nerazzurri. Spiega che aveva pensato a un turno di riposo per Maicon, però Davide Santon è a letto con la febbre. Spiega. Ha già spiegato tutto quello che c'era da spiegare.
GRAZIE MOURINHO 2月27日 L'uomo che viene dal passato...C'è un uomo che viene dal passato del mio passato.
L'uomo venne dal lavoro, dalla guerra, da viaggi, da paure, da ansie, da bombe e fame, da soldati in marcia e miseria. Un giovane padre chiamato a imbracciare un fucile per servire il proprio Paese, un padre che torna a casa, che torna alla vita dopo aver guardato in faccia la morte. E poi ancora lavoro. L'uomo venne da orgoglio e fierezza, colpi di testa e saggia umiltà. Venne dalla pace e dalla violenza. Venne dal bene e dal male, venne da tutte queste forze che si agitano nell'animo umano. Venne da povertà e ricchezza, da innocenza, da tristezza e gioia sconfinata. Venne da un guerriero che si sapeva fare contadino, da un lupo che si sapeva fare pastore. Non perfetto, ma sempre onesto, sempre leale, a qualsiasi costo. Forte e giusto allo stesso tempo. L'uomo venne da un passato che forse non tornerà più. Venne da una mano d'acciaio che si faceva di marzapane. Un drago a custodia dell'innocenza. Venne da un amore sconfinato per la vita. Quell'uomo sono io, che sono venuto dal passato del mio passato. Oggi quel passato non cammina più con me. Ora quel passato riposa. {Ma ti porterò sempre dentro di me.}
11月23日 INTER-juventus 1-0 (22-11-08)COME GODOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Una juve priva, anzi direi orfana di mamma-moggi e papà-ciraudo, si inchina ancora una volta innanzi all'ennesima umiliazione inflittale dall'Inter, dimostratasi, una volta di più, nettamente superiore.
Ecco il gol che ha sancito il trionfo nerazzurro, in una partita dal risultato bugiardo, che sta troppo stretto all'Inter, dopo 90 minuti di dominio totale. Una juve fortunata, arrogante come sempre nelle dichiarazioni pre-partita, boriosa in campo fino al fischio d'inizio, ma che sparisce nel corso della gara (compresi i tanto attesi del piero e nedved) e torna a casa a bocca asciutta e con le pive nel sacco.
11月5日 Luoghi e persone...questione di opportunità.Ci sono luoghi fatti per essere abbandonati (pochi) e ce ne sono (molti) altri fatti per essere raggiunti, che aspettano solo noi per essere vissuti.
D'altra parte, ci sono (molte) persone fatte per essere abbandonate e poche altre fatte per essere trovate, che aspettano solo noi, per viverci e per essere vissute. 8月19日 Riflessioni su una zanzara: meno noiosa di molta gente....(tolleranza: zero :D)Certo che le zanzare ne hanno di coraggio...
Sfidano di continuo la morte, si lanciano addosso ad esseri immensamente più grandi e potenti di loro... Entrano nelle abitazioni dell'uomo, un essere che si è dimostrato capace di mettere in crisi l'intero pianeta che ha colonizzato...un mostro da rabbrividire... eppure gli si buttano addosso, lo sfidano, gli prendono il fluido che ne è l'essenza vitale..
Oggi ne ho osservata una, mentre si apprestava a pungermi. Questo "incontro" ha suscitato in me delle riflessioni; devo ammettere che è stato molto più interessante e meno noioso che incontrare una qualsiasi delle persone che ho incontrato negli ultimi mesi. E mi ha fatto pensare a quanto caduca e vulnerabile sia la condizione dell'uomo. In quel momento ho realizzato, non senza un filo di malinconia, come il nostro corpo sia destinato ad un inevitabile disfacimento... Una piccola zanzara mi ha fatto pensare al tributo che anch'io dovrò versare al Pianeta in cui vivo, alla natura che mi ha generato e da cui sono venuto... e alla quale il mio corpo inevitabilmente tornerà.
In fondo la zanzara (tigre) voleva riscuotere solo un piccolo anticipo...
Peccato non possa raccontarlo a nessuno: ha avuto un incidente, spiaccicata com'era sul palmo della mia giovane mano. Sì, giovane, viva, così ribelle la mia mano, e lontana ancora, forse, da quel destino che, da qualche parte, nel tempo, la sta attendendo.
Vai avanti zanzara, ti raggiungo dopo.
8月13日 Il Cavaliere Oscuro: qui non c'è posto per Superman! Non dirò niente riguardo il Joker, o riguardo la prova recitativa del bravo e sfortunato Ledger, deceduto a pochi giorni dall'uscita del film nelle sale, nè esprimerò opinioni sulle interpretazioni degli altri attori o sul lavoro di doppiaggio.
Se ne parla già abbastanza ovunque, in qualunque recensione troviate in rete e non. Quindi, niente paragaoni tra il Joker di Ledger e quello di Nicholson, o tra il Batman di Nolan e quello di Burton. Mi riservo di affrontare il discorso, casomai, in un'occasione successiva.
Qui voglio parlarvi di una riflessione che ha suscitato in me la visione di questo film, e che riguarda la figura di Batman come eroe cinematografico, visto in relazione agli altri (ormai tanti) supereroi dei fumetti trapiantati sul grande schermo.
In un film in cui fanno da leit-motiv la dualità, la doppiezza, la contraddittorietà dell'umana condizione, è proprio e paradossalmente Batman, che pure rappresenta lo "sdoppiamento" di Bruce Wayne, a uscirne come personaggio "unico". Sì, Batman è unico. Non c'è spazio nel mondo di questo Batman, targato ancora una volta Nolan, per eroi fantascientifici, "perfetti" e solari come Superman, Flash, Capitan America o l'Uomo Ragno. Nel mondo di Superman ci sarebbe posto per qualunque altro supereroe, così come nel mondo di Spiderman o di Flash: tutti personaggi che infrangono il "muro del possibile" rientrando totalmente nel mondo dell'immaginario. Certo, puoi accostarli alla realtà, ne puoi fare delle metafore e iperboliche allegorie, ma nessun altro tocca il fondo dell'animo umano, quello più nascosto, come l'uomo pipistrello. Nessun altro come lui deve fare i conti con la propria debolezza e i propri limiti di uomo, con il dolore delle ferite riportate in battaglia e di quelle, impossibili da rimarginare, riportate nell'anima. E' ciò che ci spiattella in faccia il nuovo capitolo di Batman: un film che lascia l'amaro in bocca. Costruito probabilmente in maniera furba per aprire un varco al sequel, lascia lo spettatore graffiato, forse offeso, costretto ad identificarsi con le proprie debolezze e i propri limiti di essere umano. In una Gotham City dove il male assume le sembianze folli del Joker, il suo antagonista, l'altra faccia della medaglia, Batman, alter-ego del multimilardario Bruce Wayne, da super-uomo diventa "Frankenstein", una creatura della notte che si fa carico di tutto il male, di tutte le colpe, anche di quelle che non ha. Ed è costretto a fuggire, a nascondersi dagli stessi uomini che ha sempre difeso, in una sorta di caccia alle streghe nella quale lui diventa il simbolo, il capro espiatorio della debolezza degli uomini. E in mezzo, tra il demone-Joker e il superuomo-Batman, c'è il Procuratore Harvey Dent, un uomo che vivrà sulla propria pelle la dicotomia tra bene e male, divenendo egli stesso una mostruosa incarnazione di questo dualismo. Una pellicola dal gusto amaro, dunque. Amaro perchè il bene stavolta non trionfa, o almeno trionfa solo in parte, riportando anche pesanti sconfitte. Un eroe umano questo Batman, troppo umano.
Consigliato: a chi ama i film d'azione, gli effetti speciali, i fumetti, e a chi piace pensare e riflettere, senza limitarsi all'apparenza.
Sconsigliato: a chi non è disposto a concedere nulla alla fantasia, a chi non sopporta le immagini violente, a chi non piacciono azione ed effetti speciali... e a chi odia il Joker
Voto personale: 7/10 5月14日 Reggina - Empoli 2-0 - Colpo d'ala degli amaranto e salvezza strameritata!A vedere le ultime 5 partite, verrebbbe da chiedersi cosa ci faccia la Reggina in quella posizione di classifica! Barreto gol e il Granillo è un inferno Colpo da fuoriclasse di Nicola Amoruso, ed è 2-0! 5月7日 Reggina - Empoli. Gara con un'insidia in più.Finale di stagione per cuori forti, quello della Reggina.
Dopo Parma e Catania, ecco si profila all'orizzonte un altro spareggio salvezza, un dentro-o-fuori senza appello, questa volta.
Sì, perchè l'imbuto si stringe, e più ci si avvicina al finale, più gli scontri si fanno duri e decisivi: mors tua vita mea, se vai sotto tu, resto sopra io e tu soccombi. Oppure viceversa. Vivere o morire, dentro o fuori, insomma.
Ma per la Reggina, stavolta, c'è un'insidia in più: il fattore psicologico. Perchè, se gli amaranto hanno affrontato le due gare precedenti con l'acqua alla gola, con la forza della disperazione, stavolta arrivano alla sfida con l'Empoli forti di un leggero vantaggio in classifica, che potrebbe trarre in inganno. Un lettino su cui adagiarsi, che potrebbe costare caro.
Anche perchè, la Reggina, ha nel suo DNA la sofferenza: tutte le volte che ha dovuto rincorrere, ha lanciato il cuore oltre l'ostacolo, ha tirato fuori le unghie e le zanne, compiendo autentiche imprese, vedi quella dello scorso campionato, con -11 di penalizzazione.
Fondamentale sarà, quindi, non abbassare la tensione, non pensare al punticino di vantaggio in classifica, e abbattere la belva inferocita che sarà l'Empoli, per il quale la sfida al Granillo sarà più determinante e decisiva di quanto non fosse per la Reggina la sfida di Catania. Aspettiamoci quindi un Empoli insidioso, avvelenatissimo e pericolosissimo, da mettere sotto prima che la stanchezza e la tensione possano giocare brutti scherzi. Loro non hanno nulla da perdere e, se la Disperazione è un semidio, un dio infero, o un altro essere mitologico, beh, stavolta non gioca, almeno in partenza, dalla nostra parte. 4月17日 Parassiti, simbionti e commensali.Che il governo Prodi fosse nato male, non c'erano dubbi; era sotto gli occhi di tutti.
Un governo schiavo dei piccoli partitini, necessari per avere la striminzita maggioranza in parlamento, schiavo di Mastella da una parte, dei Caruso & simili dall'altra. Un esecutivo paralizzato, invischiato nei tira e molla tra le diverse anime che lo popolavano.
Se a questo aggiungiamo la profonda crisi economica in cui sta sprofondando il nostro Paese, la percezione negativa, riguardo il mandato del Professore, risulta enormemente amplificata.
Una legislazione fatalmente destinata a sgretolarsi, passando alla storia come una tra le peggiori, se non in assoluto la peggiore di tutti i tempi.
E, altrettanto fatale e ineluttabile, è parsa la virata degli italiani verso il centro-destra, verso Berlusconi e i suoi alleati.
Geniale Berlusconi, non c'è dubbio. Ha fatto la cosa più semplice, che poi è sempre la cosa geniale: ha eclissato la ventata di nuovo che la nascita del PD recava con sè, ha fatto un leggero maquillage al suo partito, spacciandolo come partito nuovo. Ha termo-valorizzato le macerie del governo Prodi. Ha raccolto i frutti di una legge elettorale ammazza-nani, nel cui tritacarne sono incredibilmente finiti, tra gli altri, i comunisti. Forte dell'appoggio multivitaminico di Lega e AN, per ragioni diverse fedeli alleati. E si è permesso il lusso di vincere senza Casini.
A Veltroni, l'onore delle armi. Il riconoscimento di essere stato il vero rivoluzionatore della politica italiana. Scelte coraggiose le sue. Come quella di lasciare fuori i comunisti, determinandone di fatto la scomparsa dalla scena politica. Il riconoscimento di un impegno vero, reale, alla legalità, alla pulizia, contro le vecchie logiche vetero-politichesi, contro tutte le mafie. E, come era prevedibile, ne ha pagato le conseguenze.
Speriamo che la sua semina non vada sprecata, e che il Paese possa raccoglierne i frutti in futuro.
Berlusconi.
La sua vittoria nasce chiaramente sotto il segno del Carroccio, ma non solo.
Il nuovo esecutivo ha due parassiti, due simbionti che, in maniera diversa, ne hanno permesso la vittoria.
Ma ora si metteranno alla cassa, ora aspettano l'occasione per esigere, riscattare l'obolo.
Questi simbionti sono le mafie al sud, e la Lega al nord.
Due "movimenti", due fenomeni che, è chiaro e ovvio, nascono e si sviluppano con modalità e motivazioni profondamente diverse, ma che, a ben guardare, hanno qualcosa in comune: entrambi profondamente radicati nei rispettivi territori, sono inter-classisti, cioè raccolgono consensi e appoggi trasversalmente in tutte le fasce di popolazione. Non rispondono ad ideale alcuno, non sono dei veri movimenti politici ma della politica si servono, come simbionti, forti della loro presa sulla gente, presa che è legale e legittima in un caso, illegale e coercitiva nell'altro.
La Lega pensa al Nord, dimenticando che le sue industrie sono decollate anche grazie alle tasse pagate dal Sud, grazie ai meridionali che, col loro onesto lavoro, hanno fatto grande il Settentrione d'Italia. Nonostante ciò, a dire il vero, non hanno tutti i torti, visto come (non) funziona il Sud. Ma la soluzione che propongono, il sogno che hanno nel cuore, sono profondamente ingiusti.
La mafia pensa a se stessa, ovviamente, parassitando quello che può, con l'unica preoccupazione di non fare troppo rumore, per evitare risposte troppo energiche da parte di ciò che resta dello Stato.
A ben pensarci, gli interessi dei due simbionti sono convergenti.
Che ne sarà dell'Italia? 3月24日 Pilato, un uomo perso tra paura e potere, dovere e coscienza.Trovo molto interessante, nell'àmbito delle Sacre Scritture, la figura di Ponzio Pilato, il governatore romano in Palestina che non voleva condannare Gesù. Dapprima ne scarica la responsabilità su Erode. Dopo, quando la questione torna nelle sue mani, è sicuro che ponendo Barabba (spregevole criminale, autentica piaga sociale) come alternativa al nazareno, la folla e i giudei tutti avrebbero optato per avere Gesù libero. Ma con sua sorpresa, la folla, manovrata dal sinedrio, sceglie clamorosamente per Barabba libero. Pilato si oppose alla condanna di Gesù, non volle farlo uccidere. Cercò un compromesso: da una parte un uomo innocente che sapeva di non dover condannare, dall'altra il rischio di una sollevazione popolare, che non avrebbe potuto controllare e avrebbe determinato la fine della sua carriera. Ecco allora la scelta debole, la via di mezzo: una severa punizione, le frustate e le sadiche umiliazioni cui i soldati romani sottoposero il Cristo. Pilato, uomo politico, uomo di compromesso. Non un malvagio, non un empio, ma un diplomatico. Un uomo che ascolta la ragione, o almeno cerca di farlo. Cerca di essere nel giusto, di fare la cosa migliore: sceglie la via di mezzo, nè bianco nè nero; il grigio. Non si schiera. Ma alla fine il grigio si rivela essere un "non bianco", quindi non è il bene. E se non è il bene, allora è il male. Pilato, l'uomo che non seppe schierarsi. L'uomo che non seppe prendere una decisione. Quella che il suo cuore, il suo buon senso di uomo probabilmente gli suggerivano, ma che la sua forma mentis, il suo ruolo ufficiale, il buon senso da servo di Cesare, la paura di una sommossa popolare, non gli hanno permesso di prendere. Dimostra di avere una coscienza, ma avere coscienza non basta, non è un' attenuante: ciò che conta è l'azione. Anzi, avere coscienza di ciò che si deve o non si deve fare è una responsabilità in più, aggrava solamente la colpa per una decisione sbagliata. Mutate flagellum, dissero i soldati romani, accanendosi sul corpo martoriato del Salvatore, dell'uomo morto per fare capire agli uomini la forza del perdono, la forza dell'Amore. Ma gli uomini, non contenti, non appagati di tutto quel dolore, quella tortura, si accaniscono ancora su di lui, in un crescendo di violenza, fino alla pena massima, la morte per crocifissione. Voi volete crocifiggerlo, non io, pensateci voi. Pilato, con queste parole, abbandona l'uomo-Gesù al suo destino. Pensiamoci bene: un uomo che si riteneva giusto, si è reso strumento del male (anche se nel contesto di un disegno superiore...). 3月10日 L'Inter compie 100 anni: un secolo d'amore. Auguri Inter.
Cento anni di storia, cento anni di onestà, cento anni di lealtà sportiva. Cento anni di gioie, dolori, amore, passione. Cento anni di gloria, che supera i confini di una città, secondo un destino scritto già nel nome: Internazionale.
Cento anni di storie personali, di protagonisti romantici, umani ed eroici, forti e deboli; fragili e mitici allo stesso tempo. Sì, perchè l'Inter è una storia fatta di uomini e di mito, di cadute e di leggenda. Senza essere mai stati in B. Senza essere mai stati arroganti, prepotenti. Senza essere quelli che dovevano vincere "per forza".
Essere interista è una scelta, non di quelle fondamentali nella vita, non di quelle che ti danno da mangiare, certo. Ma è una scelta di quelle che dicono tanto riguardo al tipo di persona che tu sei.
Perchè E' DALLO STILE E DALL'ELEGANZA DEL CUORE CHE SI RICONOSCONO GLI INTERISTI. NOI SIAMO GIACINTO FACCHETTI. Noi siamo interisti!!!!!!!!!! 1月22日 Inter - Parma 3-2, arbitri, rigore, Gervasoni, Collina e campagna di stampa: ma Couto ammette: è rigore!Ora basta.
E' incredibile, inammissibile, demenziale e assurdo il modo in cui la stampa si sta scagliando contro l'Inter e gli arbitri in questi giorni.
E il popolo bue, si sa, segue i dettami di quello che gli viene inculcato nella zucca.
E' tutto un ciarlare di malafede, sudditanza psicologica, errori e fallimenti della gestione-Collina.
Un bavoso Casarin, rilascia dichiarazioni in cui pugnala alla schiena Collina e la sua gestione degli arbitri.
MA DOVE DIAVOLO ERA CASARIN QUANDO LA JUVE E MOGGI FACEVANO IL BELLO E IL BRUTTO TEMPO??????? QUANDO C'ERA DAVVERO LA MALAFEDE E LA SOTTOMISSIONE DELLA CLASSE ARBITRALE?
La scintilla che ha dato il là ai grugniti beceri della stampa è scaturita dal rigore che l'arbitro sig. Gervasoni ha concesso all'Inter nella partita di domenica contro il Parma.
Fermo restando che il rigore c'è, fermo restando che lo stesso Couto ha ammesso di avere toccato la palla con la mano, fermo restando che le regole sono regole e parlano chiaro, sfido chiunque, a velocità normale, senza moviole e movioline, ad affermare che quello non è calcio di rigore.
No, molto più comodo gettare fango su chi, dal fango, non è mai stato toccato. Su chi è emerso vincente da calciopoli, su chi ha dimostrato di vincere senza imbrogliare.
E la classe giornalistica sportiva (ma non solo), si dimostra asservita al potere, quello vecchio, quello vero: juve e Milan.
100 anni di ruberie, angherie e soprusi bianconeri, e solo dopo un secolo ci si accorge di qualcosa..
2 anni di dominio pulito nerazzurro, e tutti gridano allo scandalo, senza che, peraltro, lo scandalo ci sia davvero.
CHE SCHIFO. Lasciatemelo dire. CHE VERGOGNA. Che disonestà intellettuale.
Però la moviola in campo nessuno la vuole. E chi la vuole viene messo a tacere.
Del resto, siamo in Italia: paese bellissimo sì, ma paese dove la spazzatura sommerge una città come Napoli. Dove le mafie spadroneggiano. Dove la corruzione arriva ai livelli più alti della politica. Dove Mastella va al governo e ancora può parlare in tv e mi fa venire il vomito.
Lo sport non fa eccezione: il calcio italiano fa schifo; farebbe bene l'Inter ad andare a iscriversi a un campionato estero.
Queste per me sono verità enormi come un grattacielo. Come possa qualcuno rimanere in buona fede e non essere d'accordo con me, in questo caso, davvero io non lo capisco.
Chiudo, con questa immagine tratta dal sito del Corriere della Sera (gruppo Rizzoli, come la vergognosa Gazzetta dello Sport,: lascio indovinare a voi da che parte stanno..). E' un sondaggio; la maniera in cui è formulato la dice lunga su come la stampa cerchi di innestare alcune "verità" nella psiche della gente:
Io lo trovo vomitevole. Ripeto il rigore c'era eccome. Ma comqunque, l'Inter ha dominato il finale di gara. Il rigore è stato frutto di una supremazia nerazzurra; il gol era in verità nell'aria già da un pezzo. L'Inter, pur andando in svantaggio, non ha perso la calma, ha mantenuto il controllo di sè, del gioco e dell'avversario. Ha attaccato con raziocinio e metodo, senza scomporsi. Ha dimostrato di non avere paura di perdere, e di non avere paura di vincere. In poche parole: HA DIMOSTRATO DI ESSERE UNA GRANDE SQUADRA. Rigore o no, avrebbe vinto comunque. Ora, se c'è qualcuno che vuole parlare di calcio, di sport, allora lo invito a fare queste valutazioni. Se quello che cercate è invece antisportività, vendetta, rivalsa, astio nei confronti dell'Inter, beh, cambiate pure strada. Non mi interessa parlare con voi. Perchè o siete in mala fede, o non capite di calcio, o siete stupidi. In tutti questi casi, non abbiamo niente da dirci. 1月16日 Roma La Sapienza, a fisica non vogliono la visita del Papa.Tiene banco in questi giorni la notizia: alla facoltà di Fisica della Sapienza di Roma, qualcuno non vuole la visita del Papa in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico.
Fisica: la branca della scienza che più di ogni altra, forse anche più della matematica, si spinge in là nell'indagine del cosmo e della realtà che ci circonda.
Un atto di rabbioso sdegno, nei confronti di quella che viene percepita come un'intrusione, una invasione di campo, uno scantonamento da parte del "sovrano del Vaticano", in un territorio che qualche tecnico della fisica si arroga come proprio.
Arroganza quindi. Ma dietro la maschera del "crociatismo" alla rovescia, dietro l'apparente sdegno condito di rivalsa, o meglio di ripicca, nei confronti della Chiesa Cattolica (preso a pretesto addirittura il processo a Galileo Galilei), pare in realtà evidente un serio complesso di inferiorità, una sudditanza psicologica nei confronti di un'autorità davvero superiore, schiacciante, soverchiante in forze, idee e convinzioni.
Un'entità che non ha bisogno di prove e di calcoli per credere, per sapere, per realizzarsi. Perchè, pare, che nell'uomo ci sia qualcosa che va al di là della fisica, anche nei poveri fisici, così convinti di quello che sanno e sbeffeggiati da ciò che non sanno.
I freddi e tecnici fisici, cui si sono accodati gli immancabili sinistroidi tutti canna, pancia piena e protesta, che non sanno mai fino in fondo di cosa stanno parlando, hanno semplicemente dimostrato di essere succubi, sottomessi a una fobia nei confronti della fede.
La loro reazione è infatti stata fobica, nevrotica. Non rilassata e davvero razionale. Hanno voluto dare uno schiaffo, ma è parso evidente che è stato lo schiaffo del vigliacco, del piccolo, del debole.
Chiediamoci perchè qualsiasi altra Università al mondo avrebbe accolto di buon grado la visita del papa. Chiediamoci perchè questo atteggiamento in Italia, e in particolare a Roma. Perchè proprio là dove la Chiesa è più vicina e presente? La risposta è semplice: perchè i nostri "fisici" non hanno il ... fisico! Non hanno la forza spirituale per reggere un tale confronto. All'estero, pur laddove non vige il cattolicesimo o addirittura il cristianesimo, non vi è alcun complesso di Elettra nei confronti della figura papale, non vi è paura, timore: il Papa avrebbe detto la sua, e ognuno avrebbe ribattuto, casomai, dicendo la propria, senza invasioni di campo, senza ingerenze e sconfinamenti di sorta.
Infantile, immatura e fobica quindi la reazione dell'ambiente accademico di fisica a Roma La Sapienza.
Tanto per non essere frainteso: non difendo il papa, che non ha certo bisogno di me per difendersi; non sono d'accordo con chi ha parlato di censura: questo è stato semplicemente un capriccio da scienziati mediocri, non troppo sicuri di sè.
Ma se ci sono queste paure o, come dice qualcuno, questi odi (anche se il termine mi sembra un po' pesante), se ci sono nel nostro paese questi complessi di castrazione da parte di certi ambienti accademici, forse un motivo ci sarà. E la Chiesa non è certo la pecorella indifesa, non ce la vedo come anello debole della catena, ma non è questo il punto. Un'università che sia davvero tale, non può rispondere così alla visita di un Papa. O di qualunque altra personalità o autorità che rappresenti una larga fetta della coscienza di un popolo. Il risultato è parso un gesto, tra l'altro, di maleducazione e cafoneria.
Insomma, un altro esempio di come il percorso culturale - oltre che politico e sociale - del nostro Paese, sia ancora molto di là dal giungere a maturazione. ![]() |
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